Attualmente si è orientati verso la definizione di tre fondamentali dimensioni psicopatologiche (Pancheri et al., 2002; Biondi et al., 2005): la depressiva pura, la depressiva ansiosa e la depressiva con attivazione; ognuna di esse corrisponderebbe a una specifica emozione base e può risultare maggiormente rappresentata in alcune categorie diagnostiche piuttosto che in altre.
La dimensione depressiva pura, caratterizzata da umore depresso, apatia, ritiro sociale e chiusura, corrisponde all’emozione base “tristezza”, intesa sia come tristezza psichica, vale a dire quello stato affettivo di dolore morale, che si accompagna alla dissolvenza di ogni gioia e alla perdita di ogni speranza, sia a quella che è stata definita “tristezza vitale”, che non è solo più vissuta a livello psichico, ma anche a livello corporeo, come un incommensurabile dolore somatico, vitale appunto. Tale dimensione psicopatologica sembra maggiormente rappresentata nella depressione maggiore, anche con caratteristiche melanconiche.
La dimensione depressiva ansiosa corrisponde all’emozione base “paura” (un’emozione che deriva dall’attribuzione di caratteristiche minacciose a un oggetto) ed è caratterizzata da sintomi psichici e somatici di ansia, eccessiva preoccupazione per ogni evento, incapacità di fare fronte ai compiti posti dal mondo esterno: ne deriva un atteggiamento ansioso-depressivo verso l’esistenza, connotato dal timore di ogni situazione nuova, che si configura sempre come ansiogena. Sembrerebbe la dimensione maggiormente rappresentata nella depressione maggiore unipolare, per la quale una comorbidità con i disturbi d’ansia è stata descritta in un’elevata percentuale di casi.
La dimensione depressiva con attivazione corrisponde all’emozione base “rabbia”, uno stato emotivo di intensità variabile (dalla noia all’ira), che si accompagna all’attivazione del sistema nervoso autonomo e può rappresentare un forte stimolo di innesco per l’aggressività: tale dimensione, caratterizzata appunto da irritabilità e atteggiamenti ostili o francamente aggressivi, risulterebbe maggiormente rappresentata nella depressione maggiore (soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza), nella depressione bipolare, nella depressione atipica e nella distimia (De Palma e Botarelli, 2004).

