Attività operativa della psiche in grado di mettere in ordine i dati informativi, attraverso processi di associazione, correlazione, integrazione, astrazione e simbolizzazione e di permettere la valutazione della realtà e la formulazione di giudizi.
Due attività indispensabili al processo del pensiero sono:
- intelligenza: per impostarlo, elaborarlo e raggiungere, in modo efficace ed economico, lo scopo a cui si tende;
- memoria: per riportare allo stato di coscienza gli engrammi associati al nuovo evento, su cui si esplicano i processi ideativi.
Tuttavia, come ha sottolineato Bleuler, il pensiero ha anche aspetti energetici, derivanti dalla:
- affettività: “Finalità, contenuti, ritmo e modo del pensare si orientano su interessi, bisogni e aspirazioni momentanei e sono altresì in forte misura influenzati dalle emozioni e dagli stati d’animo predominanti in quel momento, dalla stanchezza, dal grado di presenza a se stessi, e così via”.
DISTURBI FORMALI DEL PENSIERO
Sono i disturbi dello svolgimento del pensiero.
- Pensiero dissociato (deragliamento): riduzione o perdita dei comuni nessi associativi tra le singole idee, che si può verificare in assenza di alterazione dello stato di coscienza (psicosi schizofreniche) o con disturbo della coscienza (psicosi confusionali o organiche). E’ un pensiero “sconnesso”, “frammentario”, “bizzarro”, in cui le associazioni mentali si susseguono l’una all’altra secondo i principi di contiguità e di somiglianza.
Si presenta con diversi livelli di gravità, da un lieve allentamento dei nessi associativi (possibile anche in individui normali, preoccupati, ansiosi o distratti) a un flusso ideico pressoché incomprensibile; in quest’ultima forma, anche definita pensiero incoerente (caratteristico delle psicosi tossiche) si verifica una disgregazione totale del corso del pensiero, e quindi del linguaggio, in frammenti sconnessi, fugaci, accostati tra loro in modo apparentemente casuale, attraverso meccanismi di assonanza o condensazione. Nelle forme più evidenti del disturbo, in particolare nelle psicosi schizofreniche, possono comparire:- fusioni: concetti originali e insensati risultanti dalla condensazione di due o più idee eterogenee;
- iperinclusioni: inserimento, nel corso del pensiero logico, di un concetto non appropriato o collegato solo marginalmente;
- neologismi: conio di nuove parole, spesso incastro o contaminazione di elementi eterogenei;
- simbolismo personale: il paziente non usa più le parole nel significato comune, bensì con un senso personale, talora difficilmente decodificabile dagli altri;
- criptolalia e criptografia: come conseguenza del simbolismo personale e dei neologismi, il linguaggio e la scrittura possono risultare inintelligibili, fino ad arrivare alla cosiddetta “insalata di parole”.
- Illogicità: è un pensiero che ha perso le caratteristiche di logicità o procede secondo altre logiche di riferimento, non condivise (pensiero paralogico), che non conducono a conclusioni condivisibili e decifrabili. Nel caso del soggetto schizofrenico, si parla anche di pensiero “paleologico”, in base all’ipotesi che questa logica sia filogeneticamente precedente a quella aristotelica.
- Accelerazione del flusso delle idee: i processi associativi sono accelerati, per cui le idee si sovrappongono senza concludersi; si manifesta solitamente con logorrea, frasi incomplete e frammentarie. Può giungere alla cosiddetta “fuga delle idee”, in cui compaiono solo associazioni superficiali guidate da criteri di assonanza e somiglianza, fino a un pensiero apparentemente incoerente, che non viene più guidato dal raggiungimento di una meta, che viene persa di vista e si modifica continuamente.
- Rallentamento del flusso delle idee: il pensiero è faticoso, frenato da esitazioni, pause, monotonia tematica. Nell’inibizione depressiva, l’idea centrale su cui il pensiero si ancora (monoideismo) non si modifica, se non con estrema fatica e grande lentezza, che può giungere all’arresto del flusso associativo, con inibizione del pensiero e blocco dell’eloquio.
- Blocco del pensiero: interruzione del corso delle idee, a cui sottende un probabile arresto del flusso associativo. Il soggetto, nel bel mezzo di un discorso, ammutolisce: il blocco, che avviene solitamente a coscienza lucida e non deve quindi essere confuso con l’interruzione del corso del pensiero da assenza epilettica, può durare da pochi secondi a molti minuti; se e quando il paziente riprende il discorso, le idee non si legano più a quelle precedenti e si sviluppano su un tema (apparentemente) diverso.
- Perseverazione: viene descritta come un “girotondo ideativo” senza elaborazione e conclusione, per la tendenza alla ripetizione stereotipata degli stessi, pochi, contenuti, che si impongono costantemente e ruotano nella testa, anche in risposta a stimoli diversi, a causa di una marcata ridondanza procedurale.
- Tangenzialità: è una modalità di risposta non diretta (risposte di traverso, “à côté”), collegate solo marginalmente o per nulla con il tema della domanda stessa. Sottende un’alterazione dei nessi associativi, ma, a differenza del deragliamento, compare nell’ambito di un colloquio sovente fatto di domande e risposte.
- Prolissità (circostanzialità): pensiero pedante, ampolloso, che raggiunge la meta in modo esitante e indiretto, a causa dell’interferenza di dettagli secondari, irrilevanti, che però non possono essere tralasciati dal paziente, per l’incapacità di distinguere l’essenziale dal superfluo, e finiscono per pregiudicare la linearità del discorso.
- Concretismo: carenza o mancanza della capacità di operare astrazioni e concettualizzazioni di varia natura e livello, per cui il paziente vive stimoli semplici in modo semplice, ma non necessariamente patologica.
- Impoverimento: pensiero limitato, poco agile, quantitativamente (impoverimento tematico) e qualitativamente (forma scarna); il soggetto, in rapporto a una progressiva riduzione del bagaglio ideativo, perde la capacità di cogliere una visione complessiva, parla poco, adoperando frasi semplici e brevi e sovente solo se sollecitato.
DISTURBI DEL CONTENUTO DEL PENSIERO
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- Ideazione prevalente o dominante: un’idea o un insieme di idee, sostanzialmente di per sé normali, vengono privilegiate, rispetto agli altri contenuti mentali, nell’occupare il campo di coscienza, in relazione alla forte carica emotiva collegata.
- Ideazione interpretativa: pensiero che utilizza gli elementi della realtà con associazioni che avvengono secondo illazioni; più frequentemente si esprime con tendenza all’autoriferimento.
- Ideazione ossessiva (anancastica): pensiero che assedia (dal latino obsidire) la coscienza del soggetto, si impone contro la sua volontà e lo vincola a una lotta inesauribile, sebbene egli continui a ritenere tale incoercibile parassitismo come qualcosa di assurdo.
- Ideazione delirante: caratteristica delle forme psicotiche, è una convinzione personale non fondata sulla realtà, che scaturisce da un pressante bisogno interiore e a cui il paziente aderisce in modo assoluto e senza possibilità di critica. In base alla definizione di Karl Jaspers, tre sono le caratteristiche esteriori fondanti di un delirio:
a) assoluta certezza soggettiva;
b) assenza di influenzabilità e di correggibilità;
c) impossibilità di contenuto.
Inoltre, la psicopatologia classica ha effettuato una serie di distinzioni delle caratteristiche differenziali dei deliri, per cui si descrivono:
- percezione delirante: percezione, di per sé corretta, cui viene attribuito un significato delirante;
- intuizione delirante: convinzione, non fondata su una percezione, che insorge come una illuminazione improvvisa, con i caratteri della assoluta certezza soggettiva;
- atmosfera delirante (stato d’animo delirante): la persona esperisce la modificazione della realtà intorno, che viene vissuta come incomprensibile, sconcertante, talora terrifica, provocando una condizione di perplessità, dubbio, angoscia, destinata sovente a risolversi nella strutturazione del delirio;
- rappresentazione delirante: rappresentazione, immagine interna, che viene investita di un significato delirante.
CLASSIFICAZIONI DEL DELIRIO
In base allo stato di coscienza, si distinguono:
a) delirio lucido: caratterizzato da uno stato di coscienza vigile e differenziato in:
- sistematizzato: insieme di percezioni, intuizioni e rappresentazioni deliranti, correlate logicamente tra loro e collegate da coerenza interna;
- non sistematizzato (delirio elementare): frammentario, costituito da idee semplici, incostanti, scarsamente elaborate e correlate tra loro (spunti deliranti);
b) delirio confuso: caratterizzato da uno stato di coscienza alterato, non è mai sistematizzato; inoltre il pensiero è spesso gravemente compromesso e sconnesso nei suoi aspetti formali.
In base ai caratteri genetico-formali, vale a dire in base all’origine, si distinguono:
a) delirio primario: si tratterebbe di un fenomeno primario inderivabile, apparentemente non deducibile da altre esperienze psichiche e quindi incomprensibile per gli altri;
b) delirio secondario (o deliroide): fenomeno derivabile da un lato psicologico abnorme (particolare stato affettivo, eventi traumatici intensi, particolari situazioni ambientali, turbe della percezione) e quindi più comprensibile per gli altri.
In base al contenuto, si possono differenziare le seguenti tematiche deliranti.
a) Deliri di persecuzione: l’ambiente è ostile; il soggetto talora è in grado di identificare i suoi persecutori e le modalità con cui esplicano la loro persecuzione:
- nocumento: essere osteggiato o danneggiato;
- veneficio: essere avvelenato;
- riferimento: riferire ogni avvenimento specificatamente a se stesso;
- influenzamento: essere controllato dall’esterno (furto, inserzione, trasmissione del pensiero);
- rivendicazione o querela: affermazione delirante di un proprio diritto, ritenuto legittimo, fino a intraprendere reiterativamente azioni legali contro gli ipotetici persecutori.
b) Deliri depressivi: idee deliranti collegate all’emersione di angosce primitive che si rapportano ai domini della coscienza morale, della salute fisica, del patrimonio, di sé o parti di sé e del mondo esterno:
- colpa o autoaccusa: aver commesso gesti riprovevoli e delitti imperdonabili, per i quali non solo il paziente, ma anche i suoi congiunti o addirittura il mondo intero sarà punito;
- rovina: convinzione di non avere nemmeno più il minimo necessario per il sostentamento di sé e dei propri cari, di essere economicamente rovinati (può esitare nel suicidio “salvifico” o “allargato”);
- nichilistico (o negazione): negazione dell’esistenza di organi o della propria persona oppure di altre persone, cose o del mondo;
- ipocondriaco: essere affetto da particolari malattie, in genere a prognosi infausta e di essere condannato a morte sicura.
c) Deliri megalomanici: idee deliranti correlate a una ipervalutazione di sé:
- di grandezza (propriamente detto): convinzione delirante di possedere doti particolari;
- erotomanico: possedere attrattive sessuali o di essere oggetto di investimento affettivo o desiderio sessuale da parte di altra persona, in genere appartenente a un differente livello socio-culturale;
- di potenza: identificazione con personaggi famosi o convinzione assoluta di possedere poteri particolari; una forma particolare è il delirio genealogico (essere discendente di personaggi illustri);
- inventorio: attribuzione a se stesso di scoperte o invenzioni di particolare importanza.
d) Altre tematiche deliranti:
- di trasformazione: modificazione sia della realtà circostante sia della propria persona (questa spesso connessa a tematiche di influenzamento);
- palignostico: il paziente non riconosce una figura familiare, credendo che sia stata sostituita da un impostore (sindrome di Capgras, “illusion des sosies”); oppure, viceversa, identifica persone familiari o i propri persecutori in sconosciuti, ritenendo che abbiano intenzionalmente modificato i propri connotati (sindrome di Fregoli);
- mistico: convinzione delirante di essere, esperire o identificarsi nella divinità;
- di gelosia: tematiche deliranti di tradimento da parte del proprio partner.

