Secondo un’accezione riduzionistica di tipo psicofisiologico, il comportamento può essere inteso come una progressiva acquisizione di riflessi condizionati; secondo un significato più vasto e più complesso, rappresenta invece il modo di essere di un soggetto di fronte a stimoli sia interni sia esterni, configurandosi quindi come manifestazione sincretica della personalità.
Si possono distinguere:
- comportamento di previsione: è l’insieme delle manifestazioni di un soggetto, che si realizza in seguito all’analisi progettuale delle possibili evenienze cui può andare incontro;
- comportamento di emergenza: è quello che viene espresso di fronte alla imprevista comparsa di situazioni che possono minacciare l’equilibrio psicofisico del soggetto.
LA VOLONTÀ
E’ la capacità di determinazione e di esecuzione impiegata allo scopo di regolare la conduzione della esistenza e affrontare e risolvere in modo efficace i problemi che si propongono quotidianamente all’uomo.
DISTURBI DELLA VOLONTÀ
- Abulia: inibizione della volontà, incapacità di prendere decisioni.
- Impulsività: azioni improvvise, tumultuose, disinibite ed apparentemente afinalistiche.
LA PSICOMOTRICITÀ
Riguarda i comportamenti motori nelle sue componenti funzionali, cognitive e affettive: in tal senso, permette di stabilire una comunicazione tra mondo esterno e mondo interno.
DISTURBI DELLA PSICOMOTRICITÀ
- Ipercinesia / agitazione: l’aumento della psicomotricità si può esprimere lungo un continuum che va dalla irrequietezza fino all’eccitamento psicomotorio.
- Ipocinesia / acinesia / rallentamento: rallentamento e povertà dei movimenti (ipocinesia) che può giungere all’immobilità (acinesia) e allo stupor. Coinvolge anche la mimica (ipo-amimia) e l’eloquio (fino al mutacismo).
- Arresto psicomotorio: il paziente evidenzia assenza di reazione a qualunque stimolo (stupor), pur essendo vigile, come è possibile dedurre dalla presenza del tono muscolare e dallo sguardo.
- Catalessia o flessibilità cerea: assunzione, solitamente passiva, di posizioni corporee innaturali, anche scomode, mantenute lungo; sono anche definite stereotipie posturali.
- Catatonismo: stato di immobilità con assenza di reazione e con tensione persistente in alcuni gruppi muscolari, spesso evidente nella resistenza ai tentativi di modificarli.
- Stereotipie motorie: frammenti di attività motoria, semplici o complessi, che si ripetono iterativamente e a lungo; è possibile far rientrare fra queste:
- le paracinesie: movimenti simili a quelli coreo-atetosici, da cui si differenziano per la possibilità di individuare talora un valore simbolico;
- le paleocinesie: gesti e movimenti arcaici ripetuti nello stesso modo: paleomimie (dondolare, succhiare, masticare, ecc.) e palilalie-paligrafie (parole o frasi pronunciate o scritte).
- Manierismi: modalità di espressione motoria bizzarre e inadeguate, artificiose ed eccentriche, sono la caricatura di atteggiamenti normali.
- Negativismo: resistenza ferma, motivata da bisogni interni, all’esecuzione di qualsiasi atto richiesto dall’esterno. Si può distinguere un negativismo “passivo” (rifiuto) da uno “attivo” (risposta opposta a quella richiesta).
- Automatismo: esecuzione automatica di qualunque comando o suggerimento (opposto del negativismo). Può consigurarsi come automatismo di imitazione, sotto forma di parole e frasi (ecolalia), scrittura (ecografia) o movimenti (ecoprassia).
L’AGGRESSIVITÀ
La definizione dell’aggressività è resa difficile soprattutto dalla molteplicità delle sue manifestazioni; con questo vocabolo si è soliti comunque indicare sia la spinta fondamentale del comportamento aggressivo sia un aspetto del carattere.
Benché molte delle definizioni operative presenti in letteratura indichino l’aggressività come un comportamento che mira a infliggere un danno, fisico o morale, a un altro individuo, in sé il termine non ha una connotazione specifica, né in senso positivo né negativo, poiché dipende dalle modalità dell’atto aggressivo e dal contesto culturale in cui l’atto si svolge. Il termine violenza, invece, ha in sé una connotazione sempre negativa, indicando in genere un comportamento che ha un intento distruttivo.
L’espressione dell’aggressività umana è un fenomeno mutevole, in quanto risente dell’approvazione o della riprovazione sociale e dipende dalle caratteristiche dell’aggressore, dell’aggredito, del contesto, della finalità e della motivazione.
I DIVERSI TIPI DI AGGRESSIONE
Secondo Masala, Preti e Petretto, l’aggressività può essere distinta in:
- diretta o indiretta: la prima consiste in una condotta aggressiva rivolta contro uno specifico oggetto senza deviazioni, sostituzioni o intermediari; la seconda, invece, può essere tesa a danneggiare l’immagine sociale di una persona, i suoi oggetti o gli individui con cui intrattiene stretti rapporti, o può esplicarsi mediante condotte moleste e insidiose, esitando in forme di danno psicologico;
- attiva o passiva: l’aggressività attiva trova espressione nel “fare” concretamente qualche cosa contro la vittima, mentre quella passiva, al contrario, si esplica nel “non fare”, quindi attraverso l’omissione, il silenzio, il rifiuto o l’assenza di collaborazione;
- conscia o inconscia: nel primo caso esiste una vera e propria consapevolezza da parte dell’aggressore della propria aggressività; nella modalità inconscia l’origine della condotta aggressiva è da ricercarsi in un’ostilità rimossa o repressa, che si manifesta attraverso dimenticanze, lapsus verbali o atti mancati;
- palese o nascosta: nella forma palese l’aggressore viene facilmente indicato dalla vittima, al contrario di quella nascosta.
Feshbach ha distinto, in base alla dimensione motivazionale, tre forme di aggressione, indipendentemente dal tipo di condotta:
- ostile: l’obiettivo è di infliggere un danno all’altro;
- strumentale: lo scopo dell’aggressione non coincide con il danneggiamento dell’altro (aggressività finalizzata);
- espressiva: l’obiettivo è l’espressione di se stessi attraverso l’aggressività (aggressività afinalistica).
Classicamente, le modalità aggressive vengono distinte nelle seguenti forme.
- Aggressività verbale: è tipica dell’uomo, che la usa in forme dirette (in cui la valenza aggressiva è più chiaramente percepibile) e indirette (per esempio, il sarcasmo, in un contesto non amichevole); può essere il prodromo di manifestazioni aggressive fisiche, che possono partire sia dall’aggressore sia dalla vittima.
- Aggressività fisica verso persone: viene rivolta verso altri esseri umani e, nei casi estremi, può giungere all’omicidio.
- Aggressività fisica verso cose: viene rivolta verso gli oggetti, che non raramente hanno funzione di sostituto o meta secondaria.
- Aggressività verso di sé (autoaggressività): viene da alcuni considerata la forma più grave del comportamento aggressivo, in quanto scompaiono le funzioni adattativa e difensiva; può andare da forme di autolesionismo al suicidio.

