La storia dell’isteria (dal greco usteros = utero) inizia con Ippocrate, che riteneva il disturbo causato dallo spostamento dell’utero all’interno del corpo femminile carente di soddisfazioni sessuali; successivamente si è ipotizzata, per le stesse cause, la migrazione di fluidi uterini al cervello. In entrambe le primigenie ipotesi, si determinava una condizione di esclusivo appannaggio del sesso femminile, caratteristica sul piano delle manifestazioni comportamentali e affettive. Ciononostante, come ha osservato Furlan (1997), “dalle descrizioni storiche della malattia, passando attraverso quelle di Charcot, Freud, Janet sino alle recenti di Benedetti, Kohut, Wallerstein, osserviamo dei mutamenti così spiccati da farne delle identità psicopatologiche diverse tra di loro e quindi difficilmente affrontabili con una tecnica univoca. (…) E’ probabile che ciò che varia e che continuerà ancora a variare sia l’espressività dell’isteria e che, quindi, affrontare questa complessa categoria psicopatologica come semplice sindrome, riducendola ai suoi aspetti comportamentali, sia lasciarla in balìa di classificazioni fenomenologiche, per loro natura cangianti, come cangiante è l’espressione umana e il modo d’interpretarla. Al contrario, come interazioni che scaturiscono da strutture psicologiche con vicissitudini personali e familiari, sia proprie sia dipendenti dalla cultura di origine, dovrebbe mantenere stabilmente un’identità psicopatologica”.
Sicuramente l’isteria presenta aspetti peculiari sul piano affettivo, sia per quanto concerne la struttura di personalità premorbosa sia per quanto riguarda la componente emozionale nelle forme nevrotiche conclamate.
Per quanto concerne la personalità di base, che per i suoi caratteri costituzionali e acquisiti può predisporre allo sviluppo di una futura isteria, sono stati segnalati i seguenti aspetti: la psicoplasticità, vale a dire un’abnorme forma di adattamento psichico, e quindi anche emotivo, alle situazioni; la suggestionabilità, cioè la facile influenzabilità dei vissuti e dei comportamenti; la costruzione immaginaria del personaggio, che porta di fatto il Super-Io a soggiacere al tentativo (fallimentare) di crearsi una realtà piacevole, che dipende dalla necessità per l’isterico di essere nella sfera di attenzione dell’oggetto significativo.
La dissociazione dell’Io è la condizione più frequentemente osservabile nell’isteria: essa coinvolge il funzionamento globale dell’Io, in termini di separazione tra aspetti affettivi e tra investimenti oggettuali. Il prevalere dell’aspetto affettivo dissociato rispetto all’altro speculare ci spiega perché l’isterico conservi la percezione di una dissonanza che deve dissimulare all’interlocutore, oltre che a se stesso; da qui la costante percezione di simulazione, di teatralità nell’isteria. “Questa dissociazione si distingue da quella schizofrenica in quanto non coinvolge nella sua globalità il funzionamento dell’Io, parcellizzandone le funzioni cognitive, volitive, mnesiche, ma coinvolge l’organizzazione degli affetti da cui poi conseguono dei disturbi dell’identità, dell’orientamento spazio temporale, del rapporto con la realtà (…). La dissociazione dell’Io sul piano affettivo è facilitata da problemi d’identificazione e d’introiezione delle figure di riferimento costitutive del Super-Io (…) un Super-Io “corruttibile”, vale a dire un Super-Io che si adatta all’affetto, alla situazione sociale, alla figura significativa in quel momento più vicina a soddisfare i vantaggi secondari della persona isterica” (Furlan, 1997).
Da quanto sopra detto deriva che l’isterico non è in grado di formarsi un’immagine stabile e significativa del partner; egli non è in grado di trarre da una relazione quella soddisfazione profonda che sta nello scambio tra dare e avere, in quanto questo presupporrebbe sia la possibilità di godere della propria autoidentità nell’ambito dell’immagine che di essa si fa il partner sia di introiettare profondamente quella altrui.
L’isterico tende quindi al passaggio all’atto, a trasformare i propri sentimenti in sintomi motori e sensoriali, ad avere un umore mutevole e incerto; è pronto a cambiare idee e sentimenti sotto apparentemente effimere sollecitazioni; vuole essere al centro dell’attenzione, ma con il minimo sforzo; vuole sedurre, ma senza impegnarsi. Molti di questi comportamenti poggiano su vaste perdite dei ricordi e quindi confusione dei propri sentimenti. L’isterico tende a manipolare la realtà, ma questo atteggiamento irritante, che spesso gli scatena contro critiche e ostilità, deriva dall’inconscia lotta tra bisogni di dipendenza e sottomissione e bisogni contrastanti di onnipotenza e affermazione.

