Paranoia e psicanalisi
Freud considerò, per ragioni dinamiche, la paranoia – vale a dire quello che attualmente viene definito disturbo delirante – come entità clinica a se stante, non tanto per gli aspetti nosografico-descrittivi, quanto in relazione allo sviluppo psicogenetico.
Nel 1896, in Nuove osservazioni sulle neuropsicosi da difesa, correlò il processo psicotico a un progressivo indebolimento delle difese contro le istanze superegoiche, che a questo punto, divenute coscienti, erano attribuite agli altri sotto forma di deliri, attraverso il meccanismo della proiezione.
Successivamente, nel “caso Schreber” (1910), Freud stabilì un collegamento tra i meccanismi della negazione e della proiezione e le difese contro desideri omosessuali inaccettabili a livello di coscienza; le costruzioni deliranti finiscono per avere un significato ricostruttivo compensatorio, in quanto permettono al paziente “paranoico” di avere una qualche forma di relazione oggettuale. Egli osservò che i quattro tipici deliri paranoici rappresentano una forma di difesa verso i corrispondenti complessi sottostanti. Partendo dalla famosa formula “Io (uomo) amo lui (uomo)”, attraverso la negazione di ciascuno o di tutti i termini della frase e considerando o meno l’adozione del meccanismo di proiezione arrivò alla spiegazione dei deliri di persecuzione, erotico, di gelosia e megalomanico, secondo lo schema sottostante.
| Negazione verbo |
Io non amo lui – |
Proiezione | Egli mi odia e mi perseguita |
Delirio di persecuzione |
| Negazione oggetto |
Io amo non lui – |
Proiezione | Lei mi ama |
Delirio erotico |
| Negazione soggetto |
Non io amo lui – |
NO proiezione | Lei lo ama |
Delirio di gelosia |
| Negazione tutto |
Io non amo affatto – |
Pulsione ricade sul soggetto | Amo solo me stesso |
Delirio megalomanico |
Un aspetto interessante è dato dalla personalità di base del paranoico, che secondo numerosi Autori ha caratteristiche peculiari. Umberto Galimberti sostiene che questa “presenta tratti di diffidenza, sospettosità, riservatezza, timore dell’aggressività altrui, rigidità con impossibilità di mettere in discussione le proprie persuasioni e con ipersuscettibilità alle critiche, alta concezione di sé con ostinazione e intolleranza verso gli altri, e modalità fanatiche di vita. (…) Tra le cause supposte alla base della personalità paranoica sono state indicate in ambito psicodinamico la struttura profondamente narcisistica che induce il paranoico ad utilizzare abitualmente meccanismi di negazione e proiezione”.
Per quanto concerne i fattori precipitanti, secondo Cameron (1959-1966), il più importante è rappresentato “dalla tendenza a reagire con una scarica traumatica proiettiva quando una frustrazione provoca ipereccitazione. (…) La personalità paranoide è specialmente vulnerabile alla disgregazione dell’Io a causa dell’attacco del Super-io (…). Tutto ciò che stimola un maggior senso di colpa crea un’esigenza immediata di maggiori sforzi a difesa dell’Io e questo significa, per la personalità paranoide, un aumento notevole della negazione e della proiezione. Sfortunatamente un aumento improvviso della proiezione fa sembrare l’ambiente più pericoloso che mai, più malevolo e spesso più erotico”.

