La depressione può rappresentare una fisiologica risposta agli eventi ed è, prima di tutto, una condizione naturale nello sviluppo maturativo dell’individuo.
L’impostazione educativa nella cultura occidentale, infatti, si fonda su un modello repressivo-depressivo: è basata sulla valorizzazione delle istanze superegoiche e sulla restrizione pulsionale, in quanto tende ad agire su una leva affettiva di tipo anaclitico (il rischio di sottrazione dell’affetto), colpevolizzante (l’attribuzione della responsabilità della sofferenza altrui) e inferiorizzante (la punizione). Quindi l’esperienza depressiva è precoce e fisiologica: senza un vissuto di perdita, di lutto, l’individuo non matura.
I sintomi depressivi assumono sfumature e intensità diverse all’interno di un continuum che va dalla tristezza alla depressione vera e propria alla melanconia: la tristezza è il fisiologico stato d’animo connesso alla sensazione di perdita o di abbandono, all’evocazione di qualcosa che non c’è più; la depressione, caratterizzata dalla deflessione del tono dell’umore, è un’esperienza qualitativamente e quantitativamente più intensa; la melanconia (dal greco melanos, nero) è una forma di depressione particolarmente profonda, con perdita d’interesse e di reattività agli stimoli esterni; come ha scritto Freud (1915c), essa «è psichicamente caratterizzata da un profondo e doloroso scoramento, da un venir meno dell’interesse per il mondo esterno, dalla perdita della capacità di amare, dall’inibizione di fronte a qualsiasi attività e da un avvilimento del sentimento di sé che si esprime in autorimproveri e autoingiurie e culmina nell’attesa delirante di una punizione».
La depressione, in quanto sintomo, può attraversare quasi l’intera nosografia psichiatrica e non sempre le sue manifestazioni permettono un sicuro inquadramento diagnostico: «Se le manifestazioni tipiche della depressione (…) sono facilmente riconoscibili, ostacoli si incontrano quando si sposta l’attenzione ai limiti estremi dello spettro. Così a un polo troviamo forme attenuate a esordio precoce, ad andamento cronico, talora difficilmente separabili dalle disposizioni temperamentali “normali”, dalle fisiologiche reazioni eventi e dai disturbi di personalità; al polo opposto sono collocate le gravi forme affettive psicotiche spesso confuse con le patologie dello spettro dei disturbi schizofrenici e con i disturbi mentali organici» (Cassano et al., 1999).

