L’affettività indirizza e colora la vita psichica e quindi l’esistenza di ogni essere umano; si tratta fondamentalmente di una condizione fisiologica e necessaria dello sviluppo e dei rapporti affettivi intra- e interpersonali.
L’affettività da un lato affonda le sue radici nel biologico, dall’altro ha rapporti fondamentali con la strutturazione personologica e con le influenze ambientali; i disturbi dell’affettività compenetrano la vita quotidiana e sono presenti in tutte le malattie mentali; da questo punto di vista, come ha detto Eugen Bleuler, “le influenze affettive giocano nella psicopatologia un tale ruolo dominante che in pratica tutto il resto è puramente accessorio”.
Nell’ambito dell’affettività è utile distinguere:
- emozioni: stati rapidi e spesso improvvisi, a grossa carica affettiva, spesso collegati a processi esterni;
- sentimenti: stati dell’Io, “coloriti soggettivi” dei processi psichici, indipendenti da processi esterni;
- umore: disposizione affettiva fondamentale, prolungata, che dà una particolare tonalità all’intera vita psichica (esistono disposizioni costituzionali dell’umore);
- emotività: modalità di espressione esteriore dei propri contenuti affettivi.
DISTURBI DELL’AFFETTIVITA’
Sharfetter distingue, nell’ambito della patologia dell’affettività, gli elementi singoli dalle sindromi affettive propriamente dette.
A) ELEMENTI SINGOLI
- Labilità affettiva: mutamenti rapidi dell’umore per stimoli non sempre adeguati; i pazienti alternano con frequenza molto ravvicinata affetti di segno diverso o opposto (per esempio, momenti di riso a momenti di pianto), che hanno quasi sempre una durata molto breve.
- Incontinenza affettiva: mancanza di controllo dei sentimenti e delle emozioni, che insorgono in modo improvviso e non controllabile e hanno intensità esasperata.
- Apatia: distacco e indifferenza affettiva, che si accompagnano sovente a una diminuzione/perdita della volontà di agire (abulia); la persona è fredda, insensibile, indifferente, incapace di reagire emotivamente agli eventi, fino ad arrivare alla totale indifferenza alle emozioni.
- Rigidità affettiva: assenza o riduzione della capacità di modulare gli affetti; la persona, pur essendo capace di esperire sentimenti ed emozioni diversi, tende a perseverare nel proprio stato d’animo, al di là della modificazione del contesto (per esempio, rimane triste, benché si succedano situazioni divertenti). Quando lo stato d’animo persiste per un tempo insolitamente lungo, si parla anche di viscosità affettiva.
- Dissociazione affettiva (o paratimia o inadeguatezza affettiva): paradosso della vita affettiva, per cui l’atteggiamento affettivo non corrisponde al contenuto del vissuto, né per tonalità né per intensità; è il caso di colui che, ridendo, afferma di essere disperato.
- Ambivalenza affettiva: esperienza di un antagonismo simultaneo o immediatamente successivo di due sentimenti o intenzioni o realtà contraddittori, positivi e negativi (per esempio, amore e odio); in tal senso, può essere anche un disturbo della volontà, in quanto, nello stesso momento, il soggetto vuole e non vuole.
B) SINDROMI AFFETTIVE
- Depressione: s’intende sempre e comunque una inversione dell’affettività verso il polo negativo; non si tratta assolutamente di un calo quantitativo, anzi molto spesso si assiste a un’esasperazione dell’affettività, che tuttavia è orientata verso la negatività. Dal punto di vista della sua espressività, la depressione può essere evidente, latente o mascherata (da sintomi somatici o cognitivi).
- Mania: è la condizione speculare e opposta alla precedente, vale a dire uno spostamento del tono dell’umore verso il polo positivo, caratterizzato da accelerazione ideativa, sentimenti di potenza e sovrastima di sé (fino a veri e propri deliri megalomanici) e, sul piano del comportamento, da un iperaffaccendamento afinalistico.
- Disforia: si tratta di un sentimento spiacevole, a tonalità negativa, che si associa a irritabilità e, sovente, anche a scarsa capacità di controllo delle emozioni e dei comportamenti; è la condizione affettiva tipica dello stato misto, in cui si verifica la compresenza di sintomi depressivi e maniacali.
L’ANSIA
L’ansia è una reazione individuale sgradevole al senso di sproporzione tra ciò che il soggetto deve affrontare e le capacità che ritiene di possedere. L’entità di ciò che si deve affrontare è soggettiva e talvolta quasi impercettibile; i sintomi dell’ansia, caratteristicamente mobili e spesso migranti, comprendono un’accelerazione delle funzioni vitali e si manifestano sul piano sia psicologico sia fisico.
L’ansia, da un lato, rappresenta una fisiologica manifestazione emozionale (segnale psicofisico); dall’altro percorre trasversalmente l’intera nosografia psichiatrica.
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Da un punto di vista qualitativo e quantitativo, si possono quindi distinguere:
- ansia normale: attivazione generalizzata delle risorse psicofisiche dell’individuo di fronte a uno stimolo reale, a contenuto potenzialmente pericoloso per l’individuo; si configura come reazione di allarme quando, in relazione a un conflitto intrapsichico, innesca i meccanismi di difesa e di adattamento dell’individuo;
- ansia patologica: attivazione generalizzata delle risorse psicofisiche, quantitativamente e qualitativamente abnorme rispetto allo stimolo e comunque fautrice di una condizione di inibizione o menomazione psicofisica, in quanto corrisponde a una riduzione delle capacità operative della persona.
A seconda che l’ansia sia connaturata o meno alla struttura personologica dell’individuo, si distinguono:
- ansia di tratto: espressione caratteristica della “personalità ansiosa”, si configura come tendenza abituale e costante all’apprensione; è generalmente fluttuante e tende a manifestarsi con sintomi psichici;
- ansia di stato: legata a una situazione particolare e specifica attuale, viene percepita come imminente minaccia e si traduce in vari livelli di attivazione e allarme; è generalmente legata a un oggetto e facilmente somatizzata.
A seconda del “contenuto”, si possono distinguere:
- ansia libera o fluttuante: apparentemente svincolata da un’idea;
- ansia engrammatica: ancorata a un’idea.
DISTURBI D’ANSIA
- Ansia generalizzata: condizione ansiosa meno intensa e più persistente nel tempo; il soggetto vive in maniera continuativa e per un periodo protratto di tempo (alcuni mesi) sentimenti di allarme e di apprensione per le più svariate vicende della propria esistenza, spesso nell’ambito di una visione pessimistica delle stesse e delle proprie capacità.
- Attacco di panico: è una manifestazione parossistica di ansia, che rappresenta un’entità sindromica, in quanto può insorgere spontaneamente oppure essere scatenata da un evento temuto (per esempio, una fobia) o dall’esposizione a uno stress oppure dall’uso di sostanze. Ha una durata variabile da alcuni secondi a un massimo di un’ora, durante la quale il paziente sperimenta un intenso vissuto di impotenza, accompagnato dalla paura di morire o di impazzire: a una vasta gamma di sintomi psichici e fisici dell’ansia, si accompagnano manifestazioni psicosensoriali (depersonalizzazione, derealizzazione, disturbi quantitativi e qualitativi della memoria, ecc.) e comportamentali (interruzione dell’attività in corso e allontanamento dal luogo della crisi).
- Fobie: (da fobos = paura) configurano il timore morboso, riconosciuto come tale dal paziente, di situazioni o oggetti, esseri viventi, di per sé non pericolosi o solo potenzialmente tali. Se la paura rappresenta la risposta emotiva ad un pericolo o minaccia reali, la fobia, al contrario, è una “paura” del tutto immotivata.
- Ossessioni: si tratta di sentimenti, idee, condotte, che assediano la coscienza e vincolano il soggetto in una lotta “inesauribile”; ne deriva una condizione ansiosa che deriva da un lato dalla comparsa reiterata delle ossessioni e delle compulsioni (comportamenti ripetitivi o azioni mentali, sovente ritualizzati, che il soggetto mette in atto nel tentativo di contrastare l’ansia originata dalle ossessioni), dall’altro dal fatto che il soggetto vive tutto questo come abnorme, ma non riesce a sottrarsi a questa forma di parassitismo psichico.
- Ansia somatizzata: si verifica quando gli stati d’ansia non sono avvertiti come psichici, ma prevale la percezione delle modificazioni somatiche con una negazione o una rimozione delle cause psicogene.

